Premesse importanti

 

PROTOCOLLO  DI  KYOTO

Accordi internazionali sull'azione per il clima

Cos'è il protocollo di Kyoto e cosa sancisce

Il protocollo di Kyoto è un trattato internazionale riguardante l'attuale problema del riscaldamento globale sottoscritto nella città giapponese l'11 – 12 – 1997, dopo il vertice sulla Terra di Rio nel 1992 è stata ratificata da 195 paesi

All'inizio ha rappresentato uno strumento per consentire ai paesi di collaborare al fine di limitare l'aumento della temperatura globale e i cambiamenti climatici e per affrontarne le conseguenze.

Il Consiglio si occupa attualmente di due questioni collegate all'UNFCCC:

  • La finalizzazione della proposta di attuazione dell'emendamento di Doha al protocollo di Kyoto, che riguarda gli impegni nel secondo periodo, dal 2013 al 2020
  • I negoziati su un nuovo accordo globale sui cambiamenti climatici esteso a tutti i paesi dell'UNFCCC e inteso a realizzare maggiori tagli alle emissioni globali, che dovrebbe entrare in vigore nel 2020

1. Protocollo di Kyoto

A metà anni 1990, i firmatari dell'UNFCCC hanno compreso che erano necessarie disposizioni più severe per ridurre le emissioni. Nel 1997 hanno approvato il protocollo di Kyoto, che ha introdotto obiettivi di riduzione delle emissioni giuridicamente vincolanti per i paesi sviluppati.

Il secondo periodo di adempimento del protocollo di Kyoto è iniziato il 1º gennaio 2013 e si concluderà nel 2020. Vi aderiscono 38 paesi sviluppati, tra cui l'UE e i suoi 28 Stati membri. Tale periodo comprende l'emendamento di Doha, nell'ambito del quale i paesi partecipanti si sono impegnati a ridurre le emissioni di almeno il 18% rispetto ai livelli del 1990. L'UE si è impegnata a diminuire le emissioni del 20% rispetto ai livelli del 1990 in tale periodo.

La principale lacuna del protocollo di Kyoto è che richiede unicamente ai paesi sviluppati di intervenire. Considerando che gli Stati Uniti non hanno mai aderito al protocollo di Kyoto, il Canada si è ritirato prima della fine del primo periodo di adempimento e Russia, Giappone e Nuova Zelanda non prendono parte al secondo periodo, tale strumento si applica attualmentesolo a circa il 14% delle emissioni mondiali.

Oltre 70 paesi in via di sviluppo e sviluppati hanno tuttavia assunto vari impegni non vincolanti di ridurre o limitare le proprie emissioni di gas a effetto serra.

 

2. Un nuovo accordo globale sul clima nel 2015

Sono attualmente in corso negoziati volti a definire un nuovo accordo globale sui cambiamenti climatici che riguarderebbe tutti i paesi dell'UNFCCC. L'obiettivo del nuovo accordo è ridurre le emissioni nei paesi sviluppati e in via di sviluppo a un livello che consentirà di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C. L'accordo riunirebbe l'attuale combinazione di accordi vincolanti e non vincolanti in un sistema unico.

Il nuovo accordo dovrebbe essere adottato durante la conferenza sul clima di Parigi, che si terrà dal 30 novembre all'11 dicembre 2015. Tutti i paesi coinvolti stanno preparando i loro contributi e un testo di negoziato completo dovrebbe essere pronto nell'autunno 2015. L'accordo dovrebbe essere finalizzato entro fine 2015 e attuato a partire dal 2020.

 

Al Consiglio/Consiglio europeo

Il Consiglio ha recentemente lavorato all'attuazione dell'emendamento di Doha al protocollo di Kyoto. Nel novembre 2013 la Commissione ha presentato una proposta sulla conclusione dell'emendamento. 

Il 17 dicembre 2014 il Consiglio ha raggiunto un'intesa politica sulle seguenti decisioni:

  • Decisione di firmare e ratificare, a nome dell'UE, l'accordo relativo alla partecipazione dell'Islanda all’adempimento congiunto degli impegni dell’UE nell'ambito del secondo periodo di adempimento del protocollo di Kyoto
  • Decisione di ratificare l'accordo sull'emendamento di Doha al protocollo di Kyoto 

Il Consiglio ha adottato e approvato tali testi il 26 gennaio 2015. Le decisioni di ratifica saranno ora sottoposte al Parlamento europeo per approvazione.

Il Consiglio ha svolto inoltre un ruolo centrale nella messa a punto del quadro di politica climatica ed energetica a orizzonte 2030, che costituisce un fattore chiave nel determinare la posizione dell'UE per il nuovo accordo globale sul clima. Con l'adozione, il 23 ottobre 2014, del quadro a orizzonte 2030, il Consiglio europeo ha inoltre approvato l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. L'obiettivo vincolante di riduzione interna di almeno il 40% sarà raggiunto collettivamente dall'UE con la partecipazione di tutti gli Stati membri. 

Il 28 ottobre 2014 il Consiglio ha adottato conclusioni che definiscono la posizione negoziale dell'UE e dei suoi Stati membri in vista della Conferenza di Lima dell'1-12 dicembre 2014. La conferenza ha raggiunto un accordo sull'Appello di Lima all’azione per il clima, che stabilisce le tappe fondamentali verso la conferenza di Parigi del dicembre 2015 sul clima. L'appello comprende anche una descrizione sommaria dell'accordo del 2015. In particolare, le parti della conferenza hanno concordato sulla necessità di esporre in modo chiaro, trasparente e comprensibile le loro proposte in materia di contributo alla riduzione delle emissioni.

Riuniti in sede di Consiglio il 6 marzo 2015, i ministri dell’ambiente hanno discusso i preparativi per la conferenza di Parigi. In particolare, hanno formalmente approvato il contributo previsto stabilito a livello nazionale (INDC) dell'UE per il nuovo accordo globale sul clima. Come indicato nel quadro di politica climatica ed energetica a orizzonte 2030, si tratta dell'obiettivo vincolante di riduzione interna delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40%. L'UE e i suoi Stati membri sono stati la prima grande economia a comunicare il loro INDC, presentato ufficialmente all'UNFCCC il 6 marzo 2015.

Il 15 giugno 2015, il Consiglio ha preso atto dei progressi compiuti nelle ultime sessioni negoziali, tenutesi a Ginevra (dall'8 al 13 febbraio 2015) e a Bonn (dal 1° all'11 giugno 2015). I ministri dell’ambiente hanno espresso preoccupazione per lalentezza dei negoziati, sottolineando il numero limitato di giorni di negoziazione prima della conferenza di Parigi. Hanno inoltre sottolineato che il nuovo accordo dovrebbe essere giuridicamente vincolante, garantire una partecipazione quanto più ampia possibile e mantenere l’obiettivo dei 2ºC.

I risultati del dibattito contribuiranno all’elaborazione di conclusioni del Consiglio che si prevede saranno adottate in occasione della sessione del Consiglio "Ambiente" del 18 settembre 2015. Tali conclusioni definiranno la posizione dell’UE alla conferenza sui cambiamenti climatici di dicembre a Parigi

Il trattato prevede l'obbligo per i paesi industrializzati di provvedere ad una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti per il quinquennio 2008-2012 in una misura non inferiore al 5% rispetto alle emissioni del 1990, che viene considerato come anno di riferimento.

 

IL CONTENUTO DEL PROTOCOLLO

Il protocollo di Kyoto concerne le emissioni di sei gas ad effetto serra:

  • Biossido di carbonio (CO2);
  • Metano (CH4);
  • Protossido di azoto (N2O);
  • Idrofluorocarburi (HFC);
  • Perfluorocarburi (PFC);
  • Esafluoro di zolfo (SF6).

I Paesi devono poi predisporre alcuni interventi di protezione boschi, foreste, terreni agricoli che assorbono anidride carbonica.

Inoltre possono guadagnare un vantaggio aiutando i paesi in via di sviluppo a diminuire le emissioni inquinanti, utilizzando tecnologie pulite.

Ogni paese, inoltre, dovrà realizzare un sistema nazionale per la stima delle emissioni gassose e dovrà essere creato un sistema globale per compensarle.

I Paesi firmatari secondo quanto detto andranno incontro a sanzioni se si rifiuteranno di raggiungere gli obiettivi.

Il protocollo di Kyoto è l'unico accordo internazionale che definisce una limitazione delle emissioni ritenute responsabili dell'effetto serra e del cambiamento climatico nonché del surriscaldamento globale.

L’Italia ha centrato l’obiettivo del Protocollo Di Kyoto Dossier Kyoto 2013: prima stima delle emissioni nazionali di gas serra 2008--‐2012”

Fondazione per lo sviluppo sostenibile, febbraio 2013.

 

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CLASSIFICAZIONE ZONE ENERGETICHE

Benché sia oggetto di ricerche tecniche da più di vent'anni, il tema dell'energia è diventato di stretta attualità grazie alle recenti normative in materia di certificazione energetica.

Oggi quindi, che si debba costruire, vendere o affittare una casa, è necessario dotarsi dell'apposito documento, il cosiddetto APE, sigla che sta per Attestato di Prestazione Energetica.

Capiamo quindi che è importante che una casa abbia una “buona” classe di certificazione, meglio ancora se è in “Classe A”. Questo dovrebbe significare - il condizionale è d'obbligo! - che la casa in questione sia costruita meglio, consumi meno energia e ci faccia risparmiare.

Così, dovendo comprare casa, se ne acquistiamo una di classe “alta” (A - B), non solo facciamo una scelta attuale, di “moda”, ma scegliamo una casa di maggior valore, perché nel tempo richiederà costi minori per il riscaldamento.

Per contro però, chi fa fare la certificazione di una casa esistente (per venderla o per affittarla), spesso scopre, non senza sconcerto, di averla in classe G o in classe F.

Come mai? Perché le nostre abitazioni sono spesso così scarse?

Se è ovvio pensare al fatto che edifici “vecchi” non siano dotati di soluzioni tecniche di qualità per l'isolamento, non è altrettanto semplice capire il meccanismo con cui vengono definite le classi energetiche e, concretamente, cosa indicano, quale riscontro concreto possono avere.

Dobbiamo dire anzitutto che il nostro territorio è suddiviso in zone climatiche, ovvero in zone calde e fredde. (vedi piantina sotto – colore blu più freddo)

Ovviamente una casa in alta montagna come in Trentino o in Valle d’Aosta, avrà bisogno di più energia per essere riscaldata, di una casa analoga posta in Sicilia o Sardegna

. La classificazione, giustamente, prevede che una casa in “classe A” in montagna possa “consumare” più energia della sua corrispondente al mare.

Un altro elemento importante da conoscere è l'indicatore di “fabbisogno energetico” che viene espresso in “KWh/m2 anno” (kilowatt-ora al metro quadro per anno): unità di misura con la quale indichiamo il consumo annuale di energia (espressa in KWh come per la corrente elettrica) per ogni metro quadro di casa.

Quando parliamo di classi energetiche - da A a G - parliamo infatti di sette soglie in cui viene suddiviso il fabbisogno energetico della casa (per metro quadro): una casa in Classe F consuma indicativamente 5 volte più di una casa Classe A, il triplo di una Classe B e più del doppio di una casa in Classe C.

Prendendo a riferimento la classificazione di Bolzano - una delle prime e al momento quella più diffusa - Clima House - una casa in classe A deve consumare meno di 30 kWh/m2 anno, quella di classe B meno di 50 kWh/m2 anno, di classe C meno di 70 kWh/m2 fino ad arrivare alla classe G che classifica tutti gli edifici che consumano più di 160 kWh/m2 anno.

Per rendere più comprensibile e tangibile questa classificazione, possiamo dire che, in termini indicativi, una casa in classe A di 100 metri quadri (con consumo inferiore a 30 KWh/mq anno) comporta un costo per il riscaldamento di circa 300/350 euro. Quella in classe F almeno 5 volte tanto: 1.500/1.750 euro.

Indubbiamente l'argomento è alquanto tecnico e per approfondirlo ulteriormente sarebbe necessario entrare nel merito di parametri di consumo energetico, fattori di dispersione e di isolamento, coefficienti di forma del volume della casa e i tanti altri che influenzano la classificazione della certificazione energetica.

Sarebbe importante, però, che tutti riuscissimo a percepire, non solo in termini numerici astratti ma in modo reale e concreto, le classi energetiche.

E' questo, infatti, l'obiettivo delle direttive europee che, attraverso la certificazione, vogliono stimolare nei consumatori la sensibilità verso un prodotto - la casa, ma anche un elettrodomestico - che presenta prestazioni energetiche migliori (come nel complesso poco distante da Torino chiamato Casa energia), in modo che anche i costruttori, e il mercato, si orientino nella stessa direzione, realizzando oggetti con prestazioni energetiche sempre migliori e, quindi, più rispettosi dell'ambiente.

La normativa sulla Certificazione energetica

La certificazione energetica degli edifici è istituita da alcune direttive dell'Unione europea (2002/91/CE - 2006/32/CE) recepite in Italia in modo completo nel 2008 (dal Dlgs 115/2008).

Il loro obiettivo è di migliorare l'efficienza energetica degli edifici e di ridurre i consumi.

L'attestato di certificazione energetica deve essere redatto in fase di costruzione, compravendita o locazione e deve riportare i dati di riferimento che permettono al consumatore di confrontare il rendimento energetico dell’edificio.

A livello nazionale le normative di riferimento sono:

Dlgs 192/05, in vigore dall' 8/10/2005: "attuazione della Direttiva 2002/91/CE";

Dlgs 311/06, in vigore dal 2/2/2007: "disposizioni correttive al Dlgs 192/05";

Dpr 59/09, in vigore dal 25/06/09;

Dpr 158/09 (linee guida nazionali).

Applicazione delle disposizioni di cui al Decreto Legge 4 giugno 2013, n.63 come convertito, con modificazioni, dalla Legge 3 agosto 2013, n.90, in materia di attestazione della prestazione energetica degli edifici.

Le zone climatiche d'Italia

Il territorio nazionale è suddiviso in diverse "zone climatiche" che non dipendono tanto dalla posizione geografica, ma dalla temperatura del luogo. La classificazione è definita in funzione al contenimento dei consumi di energia degli impianti di riscaldamento in base al periodo dell'anno e al numero massimo di ore giornaliere in cui è consentita l'accensione degli impianti.

L'unità di misura che viene usata per identificare la zona climatica di ciascun comune è il "grado-giorno" che equivale alla somma (riferita al periodo di riscaldamento) delle differenze giornaliere tra la temperatura media esterna giornaliera e la temperatura ambiente di 20 gradi.

In particolare:

  • - zona A: minore di 600 gradi-giorno;
  • - zona B: minore di 900 gradi-giorno;
  • - zona C: minore di 1.400 gradi-giorno;
  • - zona D: minore di 2.100 gradi-giorno;
  • - zona E: minore di 3.000 gradi-giorno;
  • - zona F: maggiore di 3.000 gradi-giorno.

La classe energetica rappresenta il consumo di energia dell'edificio.

Alla classe A+ è associato il consumo più basso, alla classe G è associato il consumo più alto.

Mediante la certificazione energetica, per ogni edificio vengono individuate due classi energetiche: la prima rappresenta il consumo di energia dovuto al riscaldamento o alla climatizzazione invernale, la seconda rappresenta invece il consumo di energia legato al raffrescamento o alla climatizzazione estiva.

E' opportuno sottolineare che la classe energetica associata al riscaldamento o alla climatizzazione invernale rappresenta il fabbisogno annuo di energia primaria dell'edificio, quindi considera il rendimento dell'impianto di riscaldamento o climatizzazione invernale (cioè tiene conto delle perdite dell'impianto), mentre la classe energetica associata al raffrescamento o alla climatizzazione estiva rappresenta il fabbisogno annuo di energia termica dell'edificio, quindi non considera il rendimento dell'impianto di raffrescamento o climatizzazione estiva (cioè non tiene conto delle perdite dell'impianto).

Circa il 90% del patrimonio edilizio esistente si trova in classe G, per quanto riguarda il riscaldamento o la climatizzazione invernale.

Per abbattere i consumi di questi edifici sono necessari interventi che riducano le perdite di calore, migliorando l'efficienza energetica.

Tali interventi consistono principalmente:

- nella sostituzione degli infissi,

- nell'isolamento delle pareti e del tetto,

- nell'ammodernamento dell'impianto di riscaldamento dell'edificio,

Questi interventi sono tutti soggetti a detrazioni fiscali.

Sono rappresentati i valori limite delle classi energetiche per la climatizzazione invernale o il riscaldamento, espressi in kWh/m2a (chilowattora consumati all'anno per metro quadrato di superficie utile dell'ambiente a temperatura controllata o climatizzata).
 

Più la casa è isolata meno serve scaldarla.
Se meno serve scaldarla vuol dire che si ha un notevole risparmio economico.

Le regioni Lazio, Umbria, Marche, Basilicata, Molise, Sicilia e Sardegna fanno riferimento alle Linee Guida Nazionali.

In grigio le Regioni italiane che hanno emanato dei provvedimenti legislativi in tema di certificazione energetica degli edifici.

CLIMATIZZAZIONE ESTIVA

Sono rappresentati i valori limite delle classi energetiche per la climatizzazione estiva o il raffrescamento, espressi in kWh/m2a (chilowattora consumati all'anno per metro quadrato di superficie utile dell'ambiente a temperatura controllata o climatizzata).


Come si può notare più la casa è isolata meno serve raffrescarla

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